Acufene: cos’è 

 

«L’acufene è un disturbo caratterizzato dalla percezione di un suono che non esiste nel mondo esterno» spiega Roberto Teggi, consulente per le attività di oto-neurologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. È un disturbo comune: le ultime statistiche confermano che il 15% circa delle persone è affetto da acufene cronico, avvertito tutti i giorni da almeno 6 mesi. «Il dato particolarmente interessante è che nel 60% dei casi la persona presenta una risonanza magnetica e un esame audiometrico del tutto normali e privi di anomalie. Dunque c’è una discrepanza tra l’esistenza di questo sintomo e una dimostrabile patologia organica».

Cause

 

«Si ipotizza che all’origine dell’acufene ci sia una diminuzione di udito temporanea» ricorda Teggi. «In seguito a questa anomalia, le prime regioni cerebrali che dovrebbero ricevere le “informazioni” dalla coclea non percepiscono alcun segnale e l’attività elettrica di questi neuroni cambia. Molto probabilmente la genesi dell’acufene è da ricondurre proprio a questi cambiamenti elettrici».

Come si presenta

 

Il suono avvertito varia da persona a persona. «C’è chi lo avverte come un fruscio, chi come un ronzio, chi come un fischio persistente o, ancora, chi sente un rumore “pulsante”. In quest’ultimo caso, però, bisogna prendere in considerazione un possibile conflitto neurovascolare: un piccolo vaso sanguigno, cioè, decorre proprio in prossimità di un nervo e il passaggio del sangue lo comprime fino a provocare questa pulsione interna» spiega lo specialista.

Perché il suono è soggettivo

 

«La percezione di un suono è estremamente soggettiva» conferma Roberto Teggi. «Basti pensare a un esperimento condotto da due studiosi americani negli anni Cinquanta: questi hanno costruito una stanza insonorizzata e hanno chiesto a un centinaio di ragazzi del loro college di accertare che all’interno non fosse presente alcun tipo di suono o rumore. Dopo 10 minuti trascorsi all’interno del locale, il 93% degli studenti ha dichiarato di aver sentito un fischio, un sibilo o un ronzio. Quindi si forma l’idea che l’orecchio e il cervello possano produrre suoni come condizione di normalità, indipendentemente da quelli presenti nell’ambiente esterno» racconta lo specialista. «Il fatto che si percepisca un rumore “fantasma” può essere dovuta a una perdita d’udito, come è stato detto poco fa, o all’importanza che la nostra mente emotiva conferisce a quel determinato suono, prestandovi poi particolare attenzione».

Come si diagnostica

 

«Per individuare il disturbo lo specialista procede innanzitutto con l’esame obiettivo otorinolaringoiatrico: osserva l’interno dell’orecchio per escludere cause patologiche che provocano il calo dell’udito, come un tappo di cerume o un’otite» spiega Teggi. «È poi obbligatorio eseguire un esame audiometrico, al termine del quale si sa se ci sono problemi a carico dell’orecchio o se è tutto normale. Nel caso ci sia una differenza di funzionamento tra i due lati, legato a un disturbo dell’orecchio interno, normalmente è consigliato fare ulteriori indagini, come i potenziali evocati e la risonanza magnetica. Chi si occupa di acufene, inoltre, utilizza strumenti che ha “rubato” all’ambito della psicologia, come ad esempio dei questionari per valutare l’impatto emotivo che l’acufene ha su quella persona».

Terapie

 

Lo scopo della terapia è far scomparire l’acufene, anche se ciò avviene raramente. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione della percezione dei suoni “fantasma” e questo può già avere delle ripercussioni positive sulla qualità di vita della persona.

  1. Nelle persone con un calo d’udito spesso si procede con la prescrizione di protesi acustiche, in grado di far regredire anche l’acufene.
  2. Le persone normo-acusiche, invece, possono beneficiare di altri trattamenti.
    – La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) è una terapia che si basa sull’allenamento dell’apparato uditivo e del cervello, con lo scopo di “abituarli” a sentire i rumori prodotti. Per fare ciò si usa spesso la tecnica dell’arricchimento sonoro: la persona viene sottoposta a stimolazioni acustiche di bassissima intensità attraverso generatori sonori che, in sottofondo, emettono suoni che si mischiano all’acufene. Il rumore “fantasma”, dunque, si perde nella totalità dei suoni prodotti e viene percepito meno.
    La terapia psicologica. Se i questionari posti dallo specialista comunicano che l’acufene ha un forte impatto sull’emotività dell’individuo, è necessario intraprendere un percorso di counseling cognitivo-comportamentale.
    Farmaci. Vengono prescritti solo a chi non riesce più a convivere con l’acufene e la vita è ormai compromessa. I migliori sono gli SSRI, cioè gli inibitori della ricaptazione della serotonina, che fanno sì che nel cervello ci sia una maggiore quantità di questo importante neurotrasmettitore considerato l’ormone del buonumore.

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