Mangiarsi e strapparsi le pellicine che circondano le unghie fino a farsi sanguinare rientra nella sfera dei comportamenti ripetitivi in cui le persone si procurano lesioni a livello  cutaneo che vengono definiti in inglese skin picking (dermatillomania in italiano).

Come mai compiamo questo gesto?

Comportamenti che, paragonabili allo schiacciarsi i foruncoli e allo strapparsi le crosticine o i peli, nella classificazione psichiatrica attuale vengono correlati ai disturbi ossessivo-compulsivi, anche se nel loro caso la compulsività, cioè il non poter fare a meno di compiere l’azione in questione, presenta solo alcuni elementi di somiglianza con le compulsione tipica del paziente con pensiero ossessivo (colui che, per esempio, controlla infinite volte l’interruttore della luce o si lava ripetutamente le mani). In effetti, accanirsi contro le pellicine non sembra un’azione di risposta a un qualche tipo di pensiero, più che altro si tratta di un’abitudine o un modo automatico di reagire a situazioni, per esempio, di stress o di noia.

I consigli per smettere

Lo skin picking, quindi, può essere semplicemente un’abitudine e in questo caso non richiede uno specifico intervento terapeutico. È, però, possibile metterci un freno ispirandosi alla forma di addestramento che in terapia comportamentale è denominata habit reversal, vale a dire cambiamento di abitudini. Si tratta di tecniche inizialmente applicate per intervenire sui tic (la sindrome di Tourette), ugualmente correlati al disturbo ossessivo-compulsivo. Come primo passo è necessario individuare le circostanze in cui si attaccano le cuticole: dopo cena guardando la tv, in attesa di un incontro importante… Quindi, raggiunta l’autoconsapevolezza, si possono trovare comportamenti sostitutivi da assumere proprio in quei determinati momenti per indirizzare l’automatismo in una direzione meno autolesiva. Per esempio, una soluzione può essere tenere in mano le palline cinesi che suonano: questo rende più difficile mettersi dita in bocca o ricorrere all’altra mano, mentre il carillon al loro interno attira la nostra attenzione. Vanno benissimo anche gli smalti amari (ce ne sono anche opachi per l’uomo).

La terapia solo nei casi gravi

Sul fronte psicoterapico, la dermatillomania (che ha evidentemente un correlato nel nostro cervello, dove vengono privilegiati alcuni circuiti a discapito di quelli che modulano la flessibilità comportamentale) va affrontata secondo un approccio comportamentista. Nei casi più gravi, quelli che provocano lesioni pesanti, si può ricorrere alla citata habit reversal. Qualche risultato si ottiene anche con la somministrazione dei farmaci serotoninergici, quelli solitamente usati nei casi di depressione e nel trattamento dei disturbi d’ansia.

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