È facile arrivare alle prime settimane di giugno stanchissimi, completamente svuotati: sulle spalle la fatica di un anno lavorativo intenso, davanti a noi ancora troppo tempo prima della tanto sospirata (ma sempre più breve) pausa estiva.

Con la testa pesante e avvolta nella nebulosa delle incombenze organizzative, ci sentiamo schiacchiati tra le scadenze sul lavoro e quelle personali (vacanze da mettere a punto, figli, per chi li ha, da gestire durante la lunga, lunghissima chiusura delle scuola, compiti da fare).

Giugno è il mese del burnout e non sarà di certo un caso se l’Organizzazione Mondiale della Sanità di recente ha riconosciuto questa sofferenza –  ovvero lo stress, la perdita di energia e di interesse sul lavoro, l’atteggiamento di stanca e pensosa (se non penosa) disillusione verso sé stessi e verso la vita  – come una vera e propria sindrome, con specifici sintomi che vanno tempestivamente riconosciuti e curati.

Roberto D’Incau, headhunter e life-coach, autore di pubblicazioni come Quasi quasi mi licenzioNon è mai troppo tardi per cambiare vita (Salani editore), ci spiega perché in queste settimane ci sentiamo particolarmente ‘burnt’ (esauriti, scarichi, svuotati): «Il vero calendario lavorativo parte a settembre e termina a luglio: per noi italiani agosto è percepito come il mese dello slow down e del riposo assoluto. Giugno, proprio per questo, è terribile: le giornate sembrano infinite, oltre alla pressione lavorativa avvertiamo anche quella personale. Inizia l’estate e ci sentiamo in dovere di divertirci: invece di smettere di lavorare e rilassarci tranquilli a casa, usciamo di più, organizziamo più gite, aperitivi e cene con gli amici. Non è un male: ma risucchia ulteriori energie».

Le donne, poi, hanno la peggio, secondo l’esperto: «In ufficio fanno più fatica a dire no a carichi di lavoro aggiuntivi e questo per varie ragioni: rispetto agli uomini temono maggiormente di perdere il posto e quindi sono mediamente più responsabili di loro e dedite alla professione. Inoltre, non dimentichiamo il peso ulteriore del lavoro domestico che in Italia non è quasi mai suddiviso con il compagno al 50% come in certi Paesi del Nord Europa: non c’è dunque da stupirsi che molte donne lavoratrici a giungo siano letteralmente fuse. Che fare? Bisogna abbassare l’asticella delle aspettative e rallentare: non esistono Superman e Wonderwoman»

La miglior cura contro il burnout di giugno è non negare il problema, sostiene D’Incau. «Se avete almeno tre dei sintomi che descriviamo di seguito, parlatene con chi vi può aiutare: il vostro medico di famiglia, un coach o uno psicologo con cui possiate condividere apertamente il vostro stato. Non sottovalutate mai la sindrome».  Attenzione dunque a questi 5 campanelli d’allarme:

Related Post

Read More
Read More
Read More
Read More
Farmacia in Linea